TAVARNELLE VAL DI PESA

TAVARNELLE VAL DI PESA

 

Tavarnelle Val di Pesa è una frazione del comune italiano di Barberino Tavarnelle, nella città metropolitana di Firenze, in Toscana.

La sua economia si basa sull'agricoltura e la viticoltura (sin dal 1932 il territorio è compreso nell'area del Chianti; parzialmente nella sottozona Classico e parzialmente nella sottozona Colli Fiorentini). Costituisce la sede comunale del comune sparso di Barberino Tavarnelle.

Il clima a Tavarnelle, rispetto al capoluogo Fiorentino prevede estati più fresche ed inverni più rigidi, a causa della maggiore altitudine. In inverno non di rado si hanno precipitazioni nevose, però solo occasionalmente con grande accumulo. Le precipitazioni medie annue sono in linea con quelle del capoluogo Fiorentino e si attestano tra 850 e 900 mm annui.

Il toponimo Tavarnelle deriverebbe da tabernulae e sembrerebbe indicare il borgo come luogo di tappa su una delle strade minori che collegavano la via Francigena alla via Volterrana. La presenza di un luogo di ristoro è confermata dal catasto del 1427, mentre risulta che nel 1454 un tale Giulio di Francesco del Riccio - Baldi fosse il proprietario di una casa con annessa osteria chiamata Osteria del Lione. Da allora alla metà del XIX secolo risulta attiva una fermata dei postiglioni governativi sulla strada regia romana che collegava Firenze con Roma.

L'abitato di Tavarnelle non fu mai munito di fortificazioni stabili e col tempo si arrivò alla fusione con i vari borghi vicini come il Borghetto, sede del convento francescano e il Mocale posto sulla strada verso Marcialla.

Lo sviluppo di Tavarnelle avvenne solamente nel XIX secolo grazie allo spostamento verso il suo abitato della strada verso Roma. Infatti nel XVIII secolo venne realizzato sotto il poggio di Fabbrica un ponte in muratura per il passaggio sulla Pesa, passaggio che prima avveniva a guado e che quindi portava i viaggiatori a passare la Pesa sul ponte in pietra della Sambuca e da lì poi raggiungere Siena passando per San Donato escludendo il futuro capoluogo. Oltre alla strada lo sviluppo fu favorito dall'agricoltura tanto che dal 1822 venne istituito il mercato settimanale nella giornata del giovedì.

Amministrativamente il territorio era legato a quello di Barberino Val d'Elsa, tanto da fare parte della Lega che faceva capo a quest'ultimo comune. Lo sviluppo di Tavarnelle portò alla sua indipendenza amministrativa che fu sancita con il Regio Decreto del 18 dicembre 1892. Il 1º maggio 1893 nacque il comune autonomo di Tavarnelle in Val di Pesa.

Nel 1944 il passaggio del fronte della seconda guerra mondiale comportò numerosi danni all'abitato infatti il palazzo municipale venne completamente distrutto. Tavarnelle Val di Pesa fu liberata il 23 luglio 1944 da tre compagnie del Battaglione Maori dell'esercito neozelandese. Seguì una rapida ricostruzione e verso la fine del XX secolo il paese conobbe un notevole sviluppo urbanistico favorito dalla posizione tra Firenze e Siena.

Il 31 dicembre 2018 il comune di Tavarnelle Val di Pesa venne riunito a quello di Barberino Val d'Elsa, andando a formare il comune sparso di Barberino Tavarnelle.

 

PIEVE DI SAN PIETRO IN BOSSOLO

 

La Pieve romanica di San Pietro in Bossolo sorge su un'area cimiteriale di epoca paleocristiana risalente al V secolo, rinvenuta durante alcuni scavi effettuati nel 1967. Deriva il suo nome da “in buxula”, termine che indicava il luogo in cui gli accampamenti militari romani custodivano la cassa militare. La struttura attuale risale alla seconda metà dell'XI secolo e all'interno ha conservato il suo aspetto originario a tre navate absidate, con archi sorretti da dodici pilastri in pietra. La facciata è anticipata da un portico aggiunto nel 1510, quando fu ristrutturata anche la canonica, dove risiedeva la comunità dei sacerdoti, i quali si spostavano nelle chiese della campagna circostante per celebrare la messa. Sul fianco sud dell'edificio è posto il chiostro a pilastri ottagonali. All'interno si trovano un fonte battesimale a immersione monolitico di forma ottagonale, quadrilobato all’interno, e un tabernacolo eucaristico in marmo del 1522.

 

MUSEO DI ARTE SACRA

 

Il Museo d'Arte Sacra di Tavarnelle Val di Pesa è collocato nelle sale al primo piano della canonica attigua alla Pieve di San Pietro in Bossolo. La raccolta nacque nel 1989 con le opere provenienti dalle chiese del territorio comunale, in particolare dalle vicine chiese di Santa Maria al Morrocco, San Lorenzo a Cortine, San Pietro a Olena, San Lorenzo a Vigliano, oltre che dalla stessa Pieve di San Pietro in Bossolo. Il Museo è costituito in particolare da dipinti databili tra il XIII e il XVIII secolo, oggetti liturgici e una piccola raccolta di ex-voto. Il dipinto più antico conservato nel Museo risale alla seconda metà del Duecento e raffigura una Madonna col Bambino in trono attribuita a Meliore di Jacopo, pittore fiorentino. Sempre al XIII secolo sono riferibili due croci astili. Al piano terra si trova anche una piccola esposizione del cosiddetto "ricamo di Tavarnelle", un particolare lavoro ad ago su punti decorativi nato all'inizio del Novecento, nato dall'inventiva di una suora e perfezionato dalle donne della campagna tavarnellina, esempio di alto artigianato artistico del territorio chiantigiano.

 

CHIESA DI SANTA CATERINA

 

Chiesa dedicata a Santa Caterina d'Alessandria, protettrice dei giudici e dei notai, venerata per tutto il Medioevo per la sua sapienza. La struttura perimetrale della Chiesa è una delle poche tracce di edifici medievali nel paese. Collocata all'ingresso del borgo di Tabernulae per accogliere i viandanti provenienti da Firenze, la Chiesa risulta fra le proprietà della Pieve di San Pietro in Bossolo fino al 1752. Successivamente molti beni della Pieve vennero alienati e nel 1848 la Chiesa divenne esclusiva proprietà della famiglia Vallecchi. E’ una piccola struttura romanica a pianta quadrata. Nel corso degli anni è stata ridotta di dimensioni e parzialmente utilizzata come residenza privata.  Al suo interno è custodito un affresco raffigurante le Nozze mistiche di Santa Caterina, databile al secondo Cinquecento.

 

PIAZZA CRESTI

 

Il nome latino Tabernulae (piccola bottega, osteria), da cui deriva Tavarnelle, si riferisce alle locande con stalle per il cambio dei cavalli, simili a quelle che si vedono oggi nell'area chiamata l'Ortone, lungo Via Roma, e che fin dall’epoca medievale, ospitavano i viaggiatori. Posto sulla strada di collegamento tra Firenze e Siena, il borgo si ampliò costantemente per la sua posizione strategica e nel 1822, oltre alle Poste Reali per il cambio dei cavalli, fu istituito il mercato settimanale del giovedì, da svolgersi in questa Piazza. Nel primo Novecento Piazza Cresti, l'unica esistente, era il centro di tutta la vita sociale e commerciale del paese: gli edifici che la circondavano ospitavano fondi commerciali e tutte le attività artigianali indispensabili ai bisogni degli abitanti e dei viaggiatori, che qui si fermavano con carri, carrozze e merci.
La Piazza è intitolata a Domenico Cresti, detto “il Passignano”, pittore italiano del tardo manierismo, nato a Tavarnelle Val di Pesa nel 1559.

 

CAPPELLA DI SANT'ANNA

 

Chiesa dedicata a Sant'Anna, madre della Vergine Maria e protettrice dei Palafranieri, coloro che nel Medioevo erano addetti alla custodia e cura dei cavalli. Il borgo di Tavarnelle, antica stazione di sosta e di cambio degli animali da soma e dei cavalli per i viaggiatori che percorrevano la strada tra Firenze a Siena, crebbe notevolmente all’inizio dell'Ottocento, popolandosi di botteghe, arti e officine di vario genere, anche grazie all'importanza assunta dalla Strada Regia Romana (l'attuale Via Roma), che lo attraversava. Alla Chiesa di Sant'Anna si rivolgevano principalmente gli abitanti del centro, i quali divennero sempre più numerosi. L'edificio, costruito nel XVIII secolo, fu distrutto a causa del passaggio del fronte durante la Seconda Guerra Mondiale e ricostruito successivamente.

 

PALAZZO CONSILIARE

 

Il Palazzo è stato realizzato negli anni Venti del Novecento su terreni donati dalla famiglia Torrigiani, proprietaria di vasti possedimenti sul territorio. Il 29 ottobre 1929 fu inaugurato come sede della Casa del Fascio. Durante la Seconda Guerra Mondiale la sede del Comune (nato nel 1893) fu incendiata e tutta la documentazione riguardante l’abitato andò perduta. Per questo l’edificio fu restaurato dall’Amministrazione Comunale e già dal 7 marzo 1945 vi installò i propri uffici. Dal 1946 l’immobile è pervenuto al Demanio dello Stato diventando sede di scuole, uffici comunali, associazioni. Attualmente ospita la Sala del Consiglio Comunale. Dal punto di vista architettonico rappresenta un interessante esempio di stile neomedievale, benché restaurato. Di semplice pianta rettangolare, è caratterizzato dalla una torretta angolare, in passato circondata da un terrazzino, e da un ulteriore corpo laterale al primo piano dove era presente una loggetta, oggi finestrata.

 

VIA ROMA

 

Nel paese non rimane nessun edificio medievale, a causa delle distruzioni e dei saccheggi a cui l'abitato era spesso sottoposto, essendo privo di stabili strutture difensive. Tuttavia alcuni edifici di Via Roma, tra i più antichi del borgo, mostrano la struttura edilizia originaria con fondi commerciali al piano terreno e scale di collegamento con i piani superiori, tutti dotati di due aperture sul fronte principale. Tra il XVI e il XVII secolo la borghesia locale iniziò a costruire lungo la Via anche alcuni edifici riecheggianti i palazzi cittadini: sono visibili due esempi di portali in bugnato secenteschi, facciate con finestre semi-inginocchiate e stemmi nobiliari. Il lato sud della strada, il più edificato, era chiamato il “Caseggiato di Tavarnelle”, mentre sul lato opposto, fino al XIX secolo, si trovavano solo pochi fabbricati rurali, la fonte pubblica e l'edificio della Posta, ricostruito nel XVIII secolo sui resti di un immobile più antico destinato forse a spedale per pellegrini.

 

FONTANA DI VIA NALDINI

 

Nella seconda metà dell'Ottocento si registra un periodo di grande sviluppo ed espansione, lungo la strada che conduce al Borghetto, dove si estendevano terreni di grandi proprietari fondiari come i Naldini e i Torrigiani, chiamati i “fitti”, ovvero dati in affitto. Il volto del paese si trasformava: i Torrigiani concessero al Comune il terreno dove fu realizzata nel 1859 l'attuale Piazza Matteotti, alla fine del XIX secolo furono finanziate la costruzione dell'ospedale, della caserma dei carabinieri, del Palazzo Comunale, dell'asilo gestito da religiose e la realizzazione delle fognature, dei lastrici e dell'illuminazione pubblica. In questa piazzetta agli inizi del novecento fu realizzato una fontana a servizio dei cittadini e dell'asilo, denominata “pompa de' fitti”. L’acqua scorreva dal nasello posto lateralmente: ancora oggi è visibile il gancio che serviva a sorreggere un secchio o una mezzina di rame. Per prendere l'acqua bisognava far girare la ruota, che a sua volta pompava l’acqua dal pozzo posto nel giardino dell’asilo.

 

CASA NATALE DI ANTONIO ZOBI

 

Storico dell'arte e celebre storico e scrittore di economia nato a Tavarnelle Val di Pesa il 15 giugno 1808. La casa e un ampio terreno limitrofo detto “campo dei Fitti” rimasero proprietà del padre Benedetto fino al 1846. Antonio Zobi compì gli studi a Firenze, dedicandosi in particolare all'architettura; i suoi primi scritti sono infatti saggi di storia dell'arte. Si occupò per un certo tempo dei lavori per la formazione del nuovo catasto di Toscana e di questioni economiche. Contemporaneamente scrisse una storia del Granducato di Toscana dall’inizio del governo dei Lorena fino alla morte di Ferdinando III, con il consenso dello stesso governo, che gli aveva concesso di esaminare i documenti degli archivi: ma quando la stampa dell'opera era già avanzata, ne fu inibita la pubblicazione per la "natura gelosa della materia". Tuttavia egli continuò a lavorare sullo stesso argomento e pubblicò tra il 1850 e il 1852 la molto discussa Storia civile della Toscana dal 1737 al 1848, in sei volumi, opera controversa che tende ad esaltare le riforme lorenesi, condannando, con spirito anticlericale, l'operato del precedente governo mediceo: si tratta dell'unica storia compiuta del Granducato di Toscana sotto la dinastia lorenese.

 

OSPEDALE NALDINI TORRIGIANI

 

L'Ospedale nacque alla fine del 1888 grazie al lascito testamentario predisposto nel 1879 dal Cav. Benedetto Naldini del Riccio, con il quale si volle dotare il territorio di una struttura per assistere i poveri infermi. Fin dalla nascita, l’Ospedale contò anche sulle elargizioni del Marchese Carlo Torrigiani per l’acquisto delle attrezzature sanitarie, per cui a partire dal 1944 assunse la denominazione  “Naldini Torrigiani”. Al sostegno concesso annualmente dal Comune si aggiunsero inoltre i contributi della locale cooperativa di consumo e della Misericordia. L’Ospedale era dotato di una sala operatoria, di un ambulatorio e di un gabinetto radiologico e passò presto dagli iniziali 16 posti letti a una sessantina di posti, con un incremento continuo fino a raggiungere negli anni Settanta un centinaio di posti letto e milleduecento ricoverati. Con la riforma sanitaria del 1978  l'Ospedale divenne presidio ospedaliero dell’Unità Sanitaria Locale. Dal 1984 è stato trasformato in una residenza per anziani.

 

CHIESA DI SANTA LUCIA AL BORGHETTO 

La chiesa è uno dei migliori esempi di architettura francescana del territorio chiantigiano. Secondo una leggenda, il convento del Borghetto sarebbe stato edificato dopo la visita di San Francesco d'Assisi in Val di Pesa nel 1220, anche se la prima notizia documentata dell'edificio risale al 1278 ed è riportata in un testamento in cui la contessa Beatrice, figlia del conte Rodolfo degli Alberti di Capraia, donava 25 lire ai frati del Borghetto.  Alla fine del XVIII secolo il convento venne soppresso e la chiesa ridotta a parrocchia.  

 

 

CHIESA DI SANTA MARIA DEL CARMINE AL MORROCCO

 

La chiesa nacque come piccolo convento carmelitano fondato nel 1475 dal fiorentino Niccolò Sernigi, che ritrovò la fede sul luogo in cui si trovava un'immagine della Madonna lasciata da alcuni pellegrini e ritenuta miracolosa. L'edificio presenta una semplice planimetria ad aula unica con coro rettangolare concluso con una scarsella, secondo lo stile tipico della costruzioni religiose minori del periodo tardogotico. All'interno sono custodite alcune opere d'arte del XV secolo, tra cui un busto di terracotta del Sernigi circondato da un festone robbiano e un'Annunciazione a forma di lunetta di Andrea della Robbia. La chiesa è circondata su due lati da un portico, dove sono visibili tracce di affreschi quattrocenteschi raffiguranti San Domenico e la Trinità e le Storie del Monte Carmelo attribuiti a Filippo di Antonio Filippelli.  Dal porticato esterno si accede al convento carmelitano di clausura che sorge intorno al chiostro cinquecentesco con arcate su colonne in pietra serena e capitelli di ordine ionico.

 


 

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Ultimo aggiornamento: Mar, 02/03/2021 - 11:07