Sambuca Val di Pesa

La prima notizia relativa a Sambuca risale al 1053. La località prende il nome dal castello di Sambuca, anticamente posto sulla sommità della collina in posizione strategica all'incrocio della via da Firenze per Siena con la strada proveniente dalla Val di Greve e diretta verso la Val d'Elsa, che godeva già nel XII secolo di una notevole importanza. Intorno al 1100, ai piedi del colle, venne edificato un ponte in muratura per consentire l'attraversamento del fiume Pesa. Tuttora nei pressi del ponte sono visibili edifici che presentano caratteri architettonici risalenti al XII-XIII secolo: uno di questi probabilmente era utilizzato come torre di difesa dello stesso ponte, in seguito trasformato in osteria. Agli inizi del XIV secolo il castello dovette perdere importanza, mentre intorno al ponte iniziò a svilupparsi il borgo dI Sambuca, attestato già da alcuni atti notarili risalenti al 1219 e al 1295. Nella prima metà del XVI secolo nel borgo venne costruito un tabernacolo con un affresco raffigurante S. Anna con la Vergine e il Bambino, che fu inglobato nella chiesa di Sant'Anna nella prima metà del Novecento. Degno di attenzione è un altro piccolo edificio situato lungo il fiume: la Cappella di San Giovanni Gualberto, dove si racconta che il Santo si recasse spesso in preghiera.

CHIESA DI SANT'ANNA 

Un tabernacolo con un affresco raffigurante Sant'Anna con la Vergine e il Bambino, probabilmente eseguito da uno degli artisti che operavano in quel periodo nella vicina Abbazia di San Michele arcangelo a Badia a Passignano, venne realizzato nella prima metà del XV secolo nei pressi del ponte di Romagliano a Sambuca. Nel 1725 la famiglia Torelli fece erigere intorno all'antica edicola un piccolo edificio che proteggesse l'antica immagine. La chiesa a pianta esagonale presenta ai lati delle finestrelle con grata per consentire ai pellegrini la venerazione dell'immagine sacra custodita all'interno. Restaurata da Luigi Pagni Torelli nel 1843, negli anni Trenta del Novecento furono modificate le aperture originali, con la chiusura della porta centrale e la realizzazione delle porte ai lati del corpo principale.

PONTE DI ROMAGLIANO 

Nella località di Romagliano ai piedi del castello di Sambuca, già prima del XII secolo, venne edificato un ponte in muratura per consentire l'attraversamento del fiume Pesa alla Via per Siena e Roma. Il ponte è ricordato già nel 1179: nei suoi pressi sono visibili edifici che presentano caratteri architettonici risalenti al XII-XIII secolo. 

CHIESA DEI SS. MARIA E JACOPO

L'esistenza della Chiesa, diventata presto sede in un cenobio canonicale di agostiniani, è documentata fino dall'XI secolo.  Il complesso originario, costituito dalla chiesa ad aula unica con copertura a capanna e dall’attigua canonica con i resti della torre eretta a fortificazione dell'edificio, ha subito negli anni numerosi rimaneggiamenti. Tracce dell'impianto originario sono presenti sulla parete inglobata dal fabbricato della casa canonica. Con la costruzione della nuova chiesa, iniziata nel 1953 e consacrata nel 1965, la vecchia canonica, che presentava problemi statici, è stata abbandonata.

RESTI MEDIEVALI NEL BORGO

L'abitato di Sambuca inizia a svilupparsi  all'inizio del 1200 sulla riva sinistra del fiume Pesa, in prossimità del ponte di Romagliano, sul quale passava l'antica Strada Romana. Elementi architettonici del XII e XIII secolo sono visibili ancora oggi in fabbricati adiacenti al ponte: qui notiamo in particolare la parte basamentale di una torre posta a controllo dell'attraversamento del fiume, in seguito trasformata in osteria. Il 20 settembre del 1301 la Sambuca è citata in un documento in cui si dice “fu data licenza a due maestri muratori del Comune di Firenze di fabbricare case nel borgo della Sambuca”, segno evidente di una crescita del borgo dovuta alla posizione strategica sulla strada che univa l'alta Val di Pesa con quella dell'Arno. L'abitato crebbe gradualmente di importanza, attirando nuovi residenti, mentre la popolazione del sovrastante Castello, sembra essere in stato di abbandono già dalla metà del 1300.

PARCO DELL'ABATE

Il Parco dell'Abate si estende per 3.000 metri quadri in un'area dove circa 2,5 milioni di anni fa vivevano i mastodonti di Sambuca, pachidermi simili agli elefanti il cui passaggio è testimoniato dal rinvenimento di un palato con due molari, avvenuto nel 1967. Si tratta di una delle aree più pregiate sotto il profilo naturalistico del Chianti, che accoglie piante e frutti della tradizione, percorsi sensoriali, spazi di ritrovo e socializzazione. Da qui parte un percorso di grande interesse paesaggistico lungo il fiume Pesa, dove sono presenti importanti tracce e testimonianze legate alla vita di San Giovanni Gualberto, Santo nato nei dintorni di Tavarnelle Val di Pesa alla fine del X secolo e fondatore della Congregazione Monastica Vallombrosana, vissuto e sepolto presso l’Abbazia di San Michele Arcangelo a Badia a Passignano.

CAPPELLA DI SAN GIOVANNI GUALBERTO   

La cappella è dedicata a San Giovanni Gualberto, nato nei dintorni di Tavarnelle Val di Pesa alla fine del X secolo e fondatore della Congregazione Monastica Vallombrosana, vissuto e sepolto presso l’abbazia di San Michele Arcangelo a Badia a Passignano. L'edificio è realizzato nel luogo dove, secondo la tradizione, il Santo usava recarsi a pregare, e dove si conserva il masso miracoloso su cui egli si sdraiava, sofferente “da penosa ischiade” (dolore al nervo sciatico), come ricorda la lapide posta nell'atrio. Un primo capitello votivo fu edificato in questo luogo intorno al masso nel 1671, per poi essere demolito e ricostruito in forme più ampie due secoli più tardi. L'edificio ad aula è preceduto da una loggia e all'interno conserva una tela di Pietro Pezzati raffigurante San Giovanni Gualberto in preghiera visitato dalla luce divina. Il vano semicircolare sul retro della cappella racchiude il masso che recherebbe impressa la forma del suo corpo. Lungo il fiume Pesa si trovano altri poderosi massi che il diavolo avrebbe scagliato contro il Santo in preghiera, oltre a delle presunte impronte del cavallo del Santo e al mulino dove portava a macinare il proprio frumento.

ORME DEL CAVALLO DEL SANTO

Negli ultimi anni della sua vita, San Giovanni Gualberto si ritirò nell'Abbazia di San Michele Arcangelo a Badia a Passignano, dove poi fu sepolto. La leggenda racconta che il Santo, ormai anziano, era solito scendere a cavallo dalla Badia verso il Molino dell'Abate, dove incontrava i contadini della zona per confortarli, benedirli e lenire così i loro dolori. Proprio durante uno di questi spostamenti Giovanni Gualberto avrebbe incontrato il diavolo, e il suo cavallo sarebbe caduto a terra dallo spavento, lasciando impresse nella roccia le impronte dei ginocchi e degli zoccoli, ancora oggi visibili.

 

 

 


 

Ultimo aggiornamento: Ven, 12/03/2021 - 12:03